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L’Italia prende schiaffi a Bruxelles. Previsti tagli ad agricoltura e regioni più povere

Oggi i leader europei si riuniscono per decidere come investire i soldi dei contribuenti con il QFP (Quadro Finanziario Pluriennale). Ne avevamo già parlato quando Matteo Renzi fingeva di minacciarne il congelamento come ripicca contro l’Europa, nella fase in cui elemosinava un po’ di flessibilità per elargire mancette elettorali. Il quadro finanziario pluriennale è una sorta di accordo con cui ci si impegna a riprogrammare la spesa in una certa direzione e con programmazione di lungo periodo. La novità è che con la Brexit l’Unione Europea dovrà fare i conti con meno fondi da spendere per le sue politiche e quindi con una redistribuzione delle risorse. La direzione intrapresa fino ad oggi, però, non parla di un taglio razionale, ma di una scure che si potrebbe abbattere sulla politica di coesione a livello comunitario e sui fondi per le politiche agricole. A livello europeo di parla di un taglio per la prime di oltre 90 miliardi, e per la PAC (agricoltura) di circa 120 miliardi. Chi pagherà, dunque, il prezzo della Brexit? Da questa semplice fotografia è facile intuire che saranno le regioni più povere e generalmente meno industrializzate; leggasi Sud Europa.

TAGLI AD AGRICOLTURA E REGIONI PIÙ POVERE
L’Italia gioca ancora una volta il ruolo di Cenerentola d’Europa, nonostante sia un contributore netto dell’UE. Saremo i più penalizzati dai tagli al budget europeo che verranno discussi: su 42 miliardi che può contare adesso, le Regioni più povere potrebbero perdere fra i 4 e i 6 miliardi di Euro. Questa cifra comprende anche i tagli dei fondi previsti per gli agricoltori di tutta Italia. Serve un governo forte e autorevole che difenda davvero gli interessi dell’Italia a Bruxelles. La Commissione prefigura tre scenari possibili per il futuro della politica di coesione. Tutti e tre sono catastrofici. La nuova politica di coesione deve impegnare l’attuale ‘riserva’ del 20% del Fondo Sociale Europeo per la lotta all’esclusione sociale e alla povertà aiutando ciascun Stato membro a istituire un regime di reddito minimo, finora inesistente in Italia e in Grecia. Siamo molto preoccupati per le posizioni contrarie alla solidarietà europea espresse dal cancelliere austriaco Sebastian Kurz. L’Austria assumerà a luglio la presidenza di turno dell’UE e ha annunciato pesanti tagli. Perché Gentiloni non difende gli interessi degli agricoltori italiani? Chiediamo che i pagamenti dei fondi europei destinati agli agricoltori debbano essere calcolati in modo da favorire quelle aziende che generano maggiore occupazione in proporzione all’estensione. Vogliamo disincentivare le speculazioni di cui, ad oggi, soffre il mercato fondiario.

GLI AUMENTI DI SPESA
Di contro, ad essere rafforzata sarebbe invece la politica internazionale: si prevede un aumento dei fondi (dai 60 miliardi attuali) per arrivare a 100 miliardi per il periodo 2021-2027, con una semplificazione degli strumenti attuali. Ugualmente le politiche sulla sicurezza, con un rafforzamento della Guardia costiera europea (il cui costo è previsto pari a 8 miliardi per il periodo 2021-2027), che potrebbe anche arrivare a 25 miliardi di Euro. Il bilancio per la difesa (in ambito di ricerca) dovrebbe ammontare a 3.5 miliardi nei sette anni, più un contributo di 7 miliardi per cofinanziare lo sviluppo di un’industria della difesa (con un effetto leva pari a 35 miliardi). Infine, si vuole incentivare anche il celebre programma Erasmus+: l’obiettivo è quello di raddoppiare il numero di giovani che vi partecipano (attualmente pari al 4%) per raggiungere la soglia del 7.5%: per questo si prevede un finanziamento pari a 30 miliardi.

LA NOSTRA VISIONE
Come abbiamo spesso ripetuto, essere al Governo vuol dire partecipare ai tavoli del Consiglio dove vengono prese decisioni fondamentali per il futuro di milioni di cittadini europei e italiani. Nel QFP, infatti, ci dovrebbe essere anche la necessità di stimolare una rapida transizione verso un’economia europea a zero emissioni nette di carbonio entro il 2050 e di rendere inammissibile il sostegno ai combustibili fossili già dal 2020; la necessità di dare priorità ai progetti che promuovono la decarbonizzazione dei sistemi di trasporto, oltre che la loro digitalizzazione; occorre la semplificazione dell’accesso ai finanziamenti per le PMI, con un’attenzione particolare alle microimprese; incentivare l’impiego di fonti energetiche rinnovabili decentrate, la loro distribuzione e stoccaggio e l’aumento della sicurezza energetica; e in generale, non proporre riforme strutturali che intacchino il welfare degli Stati membri, come troppo spesso è avvenuto in passato.
Source: M5S Europa

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