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Le quote latte e i pasticci della politica

Foto: ilfattoquotidiano.it

Le quote latte entrano a pieno titolo nella hit parade dei pasticci italiani causati dalla vecchia classe politica di “esperti” che non ha saputo e non ha VOLUTO affrontare l’argomento con serietà, chiarezza e onestà.

L’origine delle quote latte risale ai primi anni ottanta e la CEE (Comunità Economica Europea) lamentava già dagli anni Settanta una eccessiva produzione di latte, latte in polvere e burro decisamente superiore al fabbisogno europeo e quindi alla domanda del mercato, arrivando persino ad un milione di tonnellate di eccedenza!

Le enormi quantità invendute indussero la commissione europea, nel marzo del 1984, a determinare delle quote massime di produzione al fine di scoraggiarne gli eccessi registrati fino a quel momento. Le quote latte che ogni paese poteva produrre furono determinate sulla base della produzione dell’anno precedente e divisa per gli allevatori (produttori) assegnando ad ognuno la sua quota. Chi avesse sforato doveva pagare la differenza del latte prodotto in eccesso.

Tuttavia, i calcoli si rivelarono, dopo poco tempo, errati, poichè le quote latte assegnate agli allevatori italiani, considerate corrette dalla CEE, risultarono insufficienti per il fabbisogno italiano già dal primo semestre di applicazione della normativa e, inevitabilmente, si iniziò a sforare.

Da allora i ministri italiani che si succedettero nei vari governi fecero più danni che altro, a partire dal ministro della DC Pandolfi che divenuto commissario europeo promise agli allevatori che avevano sforato che non avrebbero dovuto pagare nulla. Avrebbe pagato lo Stato a fronte dei calcoli delle quote, palesemente errati. Anche il suo successore, Calogero Mannino, promise la stessa cosa ed entrambi furono poi condannati dalla Corte dei Conti per danno erariale e per aver, volontariamente, indotto gli allevatori a non rispettare la normativa europea. Furono graziati dalla classica sanatoria italiana, un “fiore all’occhiello” del nostro sistema giudiziario.

Le quote latte furono sforate fino al 2009, l’anno in cui il ministro leghista Zaia impedì a Equitalia di riscuotere le somme dagli allevatori, facendoci condannare dal tribunale dell’Unione Europea.

Il sistema di calcolo basato sulla produzione del 1983 venne più volte revisionato nel corso degli anni facendo ottenere all’Italia un aumento del 10% della sua quota e la proposta di una rateizzazione per gli allevatori che avevano sforato negli anni precedenti che escludeva gli interessi maturati.

Anche questo tentativo risultò un fallimento in quanto, all’inizio del 2011, lo Stato prorogò di sei mesi il pagamento di una rata per agevolare il settore in difficoltà, ottenendo una condanna dalla corte dell’Unione Europea che ci accusò dell’ennesimo aiuto da parte dello Stato a favore degli allevatori.

Nel 2015 il sistema delle quote latte fu definitivamente abbandonato, in quanto la domanda ebbe una crescita rilevante. Ad oggi, nonostante la produzione di latte italiana continui a non essere sufficiente per soddisfare il fabbisogno nazionale e comporti importazioni dall’estero di latte che poi a volte viene, in modo non corretto, usato per produzioni agroalimentari spacciate per italiane, agli allevatori rimangono circa un miliardo e cinquecento milioni di euro da pagare che l’UE pretende vengano versati da chi ha infranto le regole, escludendo categoricamente l’intervento dello Stato italiano.

Una situazione divenuta spinosa, considerando che molti allevatori non sono più in attività e presumendo che del rimanente debito circa trecento milioni siano andati perduti in quanto attribuiti proprio alle aziende fallite o chiuse.

L’Italia ha poco tempo per risolvere il problema o almeno dimostrare di averlo affrontato altrimenti rischia una ulteriore sanzione che potrebbe far lievitare assai il debito residuo.

Come al solito toccherà agli “inesperti” della politica dopo le prossime elezioni europee e regionali, proporre una sospensiva temporanea affinché si possa giungere ad una soluzione definitiva del problema senza danneggiare ulteriormente gli allevatori e con l’obiettivo di evitare altre sanzioni frutto della cronica incapacità altrui.

Per il MoVimento 5 Stelle di Cuneo:

Tommaso Bonaveri e Lorenzo Pallavicini

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