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La Commissione ammette l’esistenza di paradisi fiscali interni all’UE

di Marco Valli, EFDD – M5S Europa

L’esecutivo comunitario guidato da Jean-Claude Juncker si sveglia dal torpore e scopre che in Europa esistono paradisi fiscali che falsano la concorrenza e sottraggono risorse preziose al fisco dei Paesi “diligenti”. La Commissione europea ha quindi individuato la sua lista a pochi giorni dal voto sulla cosiddetta CCCTB, ovvero la “base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società” con cui si vorrebbero tassare in modo uniforme le furbe multinazionali che evadono o eludono. Gli Stati membri in questione sono: Belgio, Cipro, Malta, Ungheria, Olanda, Lussemburgo e Irlanda.

Olanda e Lussemburgo, in particolare, sono addirittura Stati fondatori che, attraverso i loro rappresentanti, non hanno perso occasione per attaccare il Sud del Continente, auspicando riforme impopolari per compensare squilibri che loro stessi stanno incentivando da decenni attraverso palesi sistemi di concorrenza sleale. È ora che i Paesi degli ultimi due presidenti dell’Eurogruppo, il Lussemburgo di Jean-Claude Juncker e l’Olanda di Jeroen Dijsselbloem, si diano da fare e in fretta per fare riforme importanti nell’ambito fiscale al fine di disincentivare la grande elusione ed evasione fiscale.

Sono anni che ripetiamo queste cose e che spingiamo per una regolamentazione dei paradisi fiscali sia esterni, sia – soprattutto – interni alla UE e all’Eurozona. Un problema che ha sempre palesato un conflitto d’interessi comunitario (il famoso caso Juncker e LuxLeaks) e addirittura mondiale se consideriamo gli scandali legati ai “Panama Papers” e “Paradise Papers”.

Purtroppo, nel progetto, la stessa Commissione europea ha inserito delle scappatoie: innanzitutto si applicherà solo al 10% delle multinazionali (quelle che superano la soglia dei 750 milioni di Euro di fatturato) e solamente entro 7 anni a tutte le imprese (incluse le PMI); l’approccio in due fasi potrebbe non portare mai al consolidamento della base comune e questo potrebbe creare nuove opportunità di elusione; inoltre, non risolve il problema dell’elusione fiscale delle multinazionali, perché queste potranno continuare a trasferire profitti fuori dall’UE; ed, in ultimo, viene introdotto un fondo di compensazione per compensare le eventuali perdite di alcuni paesi a carico dei paesi che registreranno maggiori entrate a seguito della riforma, dato che i paesi in perdita sarebbero probabilmente paradisi fiscali.

Noi proporremo un emendamento per abbassare la soglia da 750 milioni di Euro di fatturato a 50 milioni. In modo che, fin da subito, la maggior parte delle multinazionali sia soggetta alla CCCTB. Vedremo cosa accadrà nella plenaria di Strasburgo che si terrà settimana prossima, anche se la palla passerà in ogni caso al Consiglio, dove si riuniscono e decidono gli Stati membri (e dove siedono anche gli stessi “paradisi fiscali” individuati nell’UE). Dove servirebbe che finalmente l’Italia, uno dei Paesi più penalizzati da queste pratiche, faccia sentire la sua voce in modo più autorevole.

Settimana scorsa, il portavoce Marco Valli in plenaria a Bruxelles:

Source: M5S Europa

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