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Kennedy e la “nuova frontiera”

Foto BBC

Oggi ricorre il cinquantacinquesimo anniversario della morte del Presidente John Fitzgerald Kennedy.

In molti si sono chiesti (me incluso) come sarebbe stato il mondo se quel tragico evento accaduto sulla Dealey Plaza di Dallas, non fosse mai avvenuto.

Inevitabilmente, l’attenzione si concentra sulla dinamica dell’omicidio: è stato davvero il solitario Lee Harvey Oswald, oppure dietro l’assassinio dell’uomo più potente del mondo si nasconde il più complesso ed articolato complotto della storia americana?

Francamente non credo abbia molta importanza sapere chi ha sparato e da quale tetto. Sembrano più diversivi per il pubblico per evitare che si ponga le domande più importanti: perché Kennedy è stato assassinato e chi ha tratto i maggiori benefici dall’omicidio?

Per rispondere a queste domande, bisognerebbe poter visionare i bilanci delle industrie belliche degli Stati Uniti, prima e dopo lo scoppio della guerra in Vietnam ad esempio. Guerra che Kennedy liquidò con una frase breve ma significativa: “E’ la loro guerra. Sta a loro vincerla o perderla” e predispose il rientro in patria dei primi mille soldati entro Natale del 1963; ma fu ucciso il mese precedente.

Significativa, la presa di posizione e l’atteggiamento di JFK nell’ottobre del 1962, quando l’allora presidente russo Nikita Kruscev inviò un numero considerevole di missili nucleari a medio raggio sull’isola di Cuba (se lanciati, avrebbero potuto creare 80 milioni di morti) a fronte di un accordo tra lo stesso Kruscev e Castro per scongiurare un altro tentativo di invasione simile a quello della Baia dei Porci. Kennedy rispose duramente e predispose il blocco di Cuba impedendo ad altre armi offensive di raggiungere l’isola, ordinò lo smantellamento e il conseguente ritorno in Unione Sovietica dei missili.

In quei tredici giorni in cui durò la crisi di Cuba, il presidente era conscio che il mondo si trovava sull’orlo della terza guerra mondiale ed era consapevole che le regole d’ingaggio in caso di attacco, prevedevano l’utilizzo di armi nucleari.

Tentò molteplici mediazioni con le autorità russe, nonostante le pressioni dell’esercito americano che auspicava la guerra.

Si adoperò  affinché la crisi si risolvesse pacificamente e senza conseguenze per nessuno e ci riuscì all’alba del tredicesimo giorno, ottenendo lo smantellamento dei missili sull’isola in cambio della promessa di non invadere Cuba, di non appoggiare chiunque intendesse farlo e di smantellare i missili Jupiter (orma obsoleti) dalle basi Italiane e Turche.

Una dimostrazione di intelligenza più che di potenza!

Era ormai chiaro a tutti che il Presidente a capo dell’esercito più potente del mondo, si adoperasse affinché si instaurasse tra gli stati una pace vera e non una pax americana, imposta al mondo dalle armi americane.

Dietro la metafora della “nuova frontiera”, c’era la visione di un mondo ben diverso e che avrebbe inevitabilmente danneggiato il principale business degli Stati Uniti: La guerra.

Vorrei chiudere con questo video, che ritengo essere il passaggio più bello e significativo del discorso alla Nazione che Kennedy tenne il 28 ottobre del 1962. Probabilmente, firmando la sua stessa condanna a morte:

 

 

 

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