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Il tramonto dei combustibili fossili. Entro il 2020 stop ai sussidi

 

di Dario Tamburrano, EFDD – M5S Europa

Il passaggio in assemblea plenaria, mercoledì 17 gennaio 2018, del Regolamento sulla governance dell’Unione dell’energia ha portato con sé tre risultati ai quali lavoravamo da tempo: via i sussidi ai combustibili fossili in tutta l’UE entro il 2020; investimenti per l’efficienza energetica elevati al rango di investimenti per le infrastrutture; decarbonizzazione dell’UE entro il 2050, che significa completare entro quella data la transizione verso le energie rinnovabili.

Il testo del Regolamento approvato dal Parlamento europeo, inoltre, introduce nella legislazione UE il concetto di “carbon budget”: calcolare e gestire le emissioni di gas serra (ovvero l’uso dei combustibili fossili che comportano le emissioni) in modo che esse siano compatibili con gli accordi di Parigi sul clima. Questi accordi contengono l’impegno a mantenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi rispetto all’era preindustriale, e possibilmente entro 1,5 gradi.

DETTATA LA STRADA PER ATTUARE LE POLITICHE UE SU CLIMA ED ENERGIA
Questo Regolamento é importantissimo. Detta il percorso attraverso il quale gli Stati membri dovranno formulare ed attuare sotto il controllo UE i loro piani nazionali per ridurre le emissioni di gas serra e per raggiungere gli obiettivi UE su clima ed energia. Si tratta, fra gli altri, degli obiettivi stabiliti dalla direttiva rinnovabili. Un percorso può essere labirintico, dispersivo e tale da non condurre effettivamente alla meta. Oppure, al contrario, può essere lineare e diretto. Quest’ultimo è il caso del Regolamento, che é strettamente coerente con gli accordi di Parigi. Per questo motivo in plenaria abbiamo votato a favore. Il passaggio in plenaria ha purtroppo cancellato alcuni degli elementi ottenuti nelle commissioni parlamentari ENVI ed ITRE (rispettivamente, ambiente; energia ed industria), che hanno effettuato il primo esame della proposta legislativa venuta dalla Commissione Europea. In particolare, è andata persa la richiesta che gli Stati membri definiscano in maniera armonizzata la povertà energetica, anche se è rimasto l’obbligo di inserire nei piani nazionali sia l’obiettivo di ridurla sia le misure per contrastarla qualora essa sia diffusa. La maggior parte dei punti ai quali tenevamo, tuttavia, é rimasta.

I PIANI ENERGIA E CLIMA CON LE MISURE PER RISPETTARE GLI ACCORDI DI PARIGI
Gli Stati UE, dice il Regolamento approvato dall’assemblea plenaria di Strasburgo, dovranno redigere già nel 2019 i piani nazionali di lungo periodo relativi alle politiche di clima e energia, descrivendo le misure che intendono adottare per garantire il rispetto più pieno degli accordi di Parigi sul clima e per arrivare entro il 2050 ad emissioni zero e ad una società basata il più possibile sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica. Sempre per garantire il rispetto degli accordi di Parigi, già entro il primo luglio di quest’anno – dice il Regolamento – la Commissione Europea calcolerà la quota del “carbon budget” planetario che rimane a disposizione degli Stati membri.

ADDIO SUSSIDI AI COMBUSTIBILI FOSSILI
Gli Stati UE dovranno redigere piani nazionali sulle loro politiche relative a clima ed energia e rapporti biennali sulla relativa attuazione. Questi documenti, destinati alla Commissione Europea, dovranno essere integralmente resi pubblici ed andranno compilati utilizzando uno schema prestabilito che prevede fra l’altro un punto importantissimo: bisognerà esplicitare le politiche, le tabelle di marcia e le misure nazionali (quelle programmate e quelle già attuate) per eliminare progressivamente le sovvenzioni dirette e indirette ai combustibili fossili entro il 2020. Dal canto suo, la Commissione Europea, nel suo report sullo stato dell’Unione dell’energia, dovrà pubblicare i risultati sul progresso globale dell’eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili entro il 2020. Non esistono cifre precise sull’ammontare, nell’UE, dei sussidi alle fonti fossili di energia. I numeri variano in base al metodo con cui sono elaborate le stime, ma una cosa è certa: si tratta di somme enormi. Uno studio del Parlamento Europeo li colloca fra i 39 ed i 200 miliardi di Euro all’anno, mentre secondo il Fondo monetario internazionale sono addirittura pari, sempre nell’UE, a 300 miliardi di Euro all’anno. Questa cifra tiene conto delle esternalità negative (i costi pagati dalla collettività in seguito a cambiamenti climatici e a danni alla salute ed all’ambiente) ed è stata calcolata dalla Commissione Europea sulla base dei famosi dati mondiali elaborati nel 2015 dal Fondo Monetario Internazionale.

L’EFFICIENZA ENERGETICA È UNA PRIORITÀ INFRASTRUTTURALE
Il Regolamento ripete in più punti un concetto che ci sta particolarmente a cuore e che nasce dal nostro lavoro nella commissione parlamentare ITRE: l’efficienza energetica dovrà essere considerata una priorità infrastrutturale. Significa gli investimenti per l’efficienza energetica hanno la stessa dignità degli investimenti per gasdotti, elettrodotti e simili. Ora il Regolamento per la governance dell’Unione dell’energia entra nella fase del trilogo fra Parlamento europeo e Consiglio UE, l’altro colegislatore europeo. In questo passaggio assumerà la veste definitiva. Ci batteremo affinché vengano salvaguardati tutti i punti ai quali teniamo.
Source: M5S Europa

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