ga(‘set’, ‘anonymizeIp’, true);
Home / M5S Europa / FCA rischia una multa da miliardi di Euro

FCA rischia una multa da miliardi di Euro

di Eleonora Evi, EFDD – M5S Europa

Sarebbe pronta una sanzione europea su FCA, colpevole di non raggiungere la riduzione delle emissioni prestabilita al 2021. Secondo un’analisi di recente pubblicazione, infatti, la casa italo-statunitense guidata da Marchionne non raggiungerà gli obiettivi prestabiliti, con possibili sanzioni che potrebbero arrivare oltre al miliardo di Euro. L’ammontare dipenderà dall’atteggiamento che Fiat-Chrysler adotterà nell’immediato, soprattutto sul fronte dell’elettromobilità, anche se le dichiarazioni di Marchionne sull’auto elettrica, bollata solo nel 2017 dal CEO come una soluzione non valida per il futuro, non lasciano presagire niente di buono.

tabella-fca-inquinamento.jpg

Per non incappare nella tagliola occorre che la strategia aziendale di FCA preveda investimenti consistenti in innovazione tecnologica, nell’upgrade dei modelli esistenti e soprattutto nell’immissione sul mercato italiano ed europeo di modelli di auto elettriche ed ibride. Modelli che sono ancora quasi del tutto assenti dal mercato europeo. Secondo le stime ufficiali, sebbene le nuove immatricolazioni di auto elettriche e di ibridi plug-in sia crescita del 46% dal 2016 al 2017, rimangono comunque bassissime rispetto al totale delle nuove auto, rappresentando appena l’1,2%.

Questo perché le case automobilistiche stanno rinviando il più possibile l’immissione sul mercato dei veicoli più efficienti e puliti, con minori emissioni di CO2 e minor consumo di carburante, al fine di massimizzare i profitti di quelli tradizionali a diesel e benzina. Una scelta che paghiamo in termini di salute e di qualità dell’ambiente, destinata anche ad aumentare lo svantaggio competitivo dell’industria europea rispetto agli sviluppi che stanno avvenendo a livello mondiale, volti a diffondere i veicoli a basse e zero emissioni. Una scelta che, in ultima analisi, metterà in difficoltà il comparto auto e i suoi lavorati, a meno che non vi sia una netta inversione di tendenza.

È importante allora che dal Parlamento europeo esca una posizione concreta e ambiziosa per la definizione degli standard di emissioni di CO2 di auto e furgoni per il periodo 2021-2030. Purtroppo la strada è in salita perché la Commissione, su questa materia, ha dimostrato ancora una volta di essere influenzata dal potere delle lobby automobilistiche e petrolifere e sembra non aver imparato la dura lezione impartita dal Dieselgate.

Infatti, la proposta dell’esecutivo, che contempla una riduzione delle emissioni di CO2 per auto e furgoni del 30% entro la fine del prossimo decennio, con una tappa intermedia pari al 15% nel 2025, non sarà sufficiente a centrare gli obiettivi sul clima sanciti nell’Accordo di Parigi. A detta di molti osservatori, per tenere fede agli impegni assunti, occorre una traiettoria di riduzione più decisa, almeno del 60%. Il tasso di riduzione annuo messo sul tavolo dalla Commissione, che si attesta al 3,9%, oltre ad essere più blando di quello indicato dalla normativa vigente, stona decisamente nello scenario che si sta delineando, in cui paesi come la Francia e l’Olanda hanno annunciato di voler porre fine alla vendita di nuove auto che emettono CO2, rispettivamente, entro il 2040 ed il 2030. E in cui diversi altri paesi, tra cui Belgio, Austria e Lussemburgo, hanno invocato una riduzione almeno del 40% entro il 2030.

Secondo noi, occorrerebbe almeno puntare a ciò che necessario per rimanere “dentro” l’Accordo di Parigi e per garantire che i trasporti facciano veramente le loro parte per adempiere agli obblighi europei inseriti nel regolamento sull’azione per il clima e per fare in modo che dalla nuova normativa scaturiscano i benefici maggiori per la società: da questo punto di vista, secondo ICCT, la riduzione ottimale potrebbe essere addirittura pari al 70%.

Ma il punto su cui la proposta dell’esecutivo UE è più controversa riguarda i veicoli puliti (a basse e zero emissioni). È qui che la pressione dei responsabili del Dieselgate si sente tutta. Sono previsti infatti degli obiettivi sulle vendite di auto, che i costruttori devono centrare collettivamente nel 2025, con il 15% di veicoli a basse e zero emissioni venduti, e nel 2030, quando le vendite di questi modelli dovrebbero corrispondere al 30% delle nuove immatricolazioni. Delle percentuali molto basse, se si guarda al problema principale che ostacola oggi lo sviluppo dell’elettromobilità, vale a dire l’assenza di modelli a batteria elettrica e ibridi plug-in nei concessionari auto.

Siamo consapevoli, inoltre, che il successo del regolamento sulle emissioni di CO2 “post 2020” si giocherà in gran parte sulla capacità che avremo in Europa di chiudere la forbice tra emissioni misurate in sede di omologazione e quelle nel mondo reale. Una forbice che, come emerso a seguito del Dieselgate, si è allargata sino a corrispondere a un divario del 42%, perché i costruttori hanno approfittato delle maglie larghe della legislazione UE e delle flessibilità della procedura di omologazione NEDC, oggi sostituita dalla WLTP (Worldwide Harmonized Light Vehicles Test Procedure). Nonostante si tratti di una procedura più accurata di quella usata in passato, si tratta pur sempre di un test in laboratorio, passibile di sottostimare le emissioni effettive di circa il 20%.

Per questa ragione è fondamentale chiedere a gran voce l’introduzione di una procedura di verifica delle emissioni di CO2 in condizioni di guida reali. Il tempo sta scadendo e la Commissione non può permettersi di indugiare nella messa a punto di una procedura di questo tipo, per non mettere a repentaglio gli sforzi per ridurre le emissioni e, soprattutto, per restaurare la fiducia di cittadini e consumatori, ancora scottati dallo scandalo Dieselgate.
Source: M5S Europa

Vedi anche

DIESELGATE, EVI: INQUIETANTE ARRESTO CEO AUDI, SISTEMA AUTOMOBILISTICO DEVE CAMBIARE

comunicato stampa “L’arresto dell’amministratore delegato dell’Audi Rupert Stadler getta una ombra inquietante sul sistema automobilistico …

Questo sito e gli strumenti terzi utilizzati si avvalgono di cookie tecnici e di profilazione esclusivamente necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella Privacy-Cookie Policy.

Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Privacy-Cookie Policy

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.