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Banche: c’è un piano per far sparire quelle che prestano a famiglie e piccole imprese

di Marco Valli, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

“Vogliono far sparire le banche che prestano a famiglie e piccole imprese, sempre più soffocate da requisiti di capitale insostenibili, per “regalarle” ai grandi e potenti istituti del Nord pieni di derivati e prodotti finanziari complessi e molto rischiosi. Questo disegno di affrettare eccessivamente le vendite degli stock dei crediti deteriorati e di aumentare i requisiti di capitale sul credito va tutto a svantaggio del sistema bancario italiano, esposto sul mercato dei prestiti attraverso il credito tradizionale. L‘addendum pubblicato dalla BCE alle Linee guida per le banche sui crediti deteriorati (i cosiddetti Npl) e i requisiti di capitale stringenti sul credito hanno una finalità politica allarmante: creare difficoltà consistenti nei bilanci delle piccole banche più esposte sul credito, accelerando le fusioni o le acquisizioni da parte delle grandi banche d’affari. Lo ha ripetuto oggi, durante la sua audizione al Parlamento europeo, Danièle Nouy, Presidente del Consiglio di vigilanza della Bce.

VIDEO. Marco Valli distrugge il piano sui crediti delle banche. Perché non si interviene sui derivati? Ascoltate il suo intervento e la risposta imbarazzata della Nouy.

Queste nuove regole sui crediti deteriorati (che la BCE vorrebbe far entrare in vigore già a gennaio 2018) favoriscono solo le grandi banche d’affari e quelle entità finanziarie specializzate pronte a speculare sul ribasso dei prezzi d’acquisto nella gestione del recupero crediti.

La concentrazione bancaria è un pericolo per l’economia reale
perché aumentano i rischi di sostenibilità del sistema: in caso di dissesto, le banche troppo grandi non possono essere lasciate fallire, senza il rischio di far crollare l’intero sistema finanziario e l’economia, una storia già vissuta con il crack di Lehman Brothers nel 2008. Per questo, in caso di nuove crisi finanziarie, ci saranno ancora una volta salvataggi pubblici alle banche e a rimetterci sarà come sempre il contribuente. Con una importante differenza, questa volta prima di tutto verranno rapinati i risparmiatori e correntisti, perché si applicherà il bail-in I cittadini ci rimettono due volte.

IL PARERE LEGALE DEL PARLAMENTO EUROPEO
Il parere legale redatto dal Parlamento europeo boccia questa riforma. La BCE non ha competenza per imporre regole più stringenti sui crediti deteriorati e ha ampiamente scavalcato il suo mandato. Questo parere conferma tutti i nostri dubbi espressi in passato. Questo compito tocca al legislatore, ai rappresentanti dei cittadini e non a tecnici in odor di conflitto di interessi, visto che nel loro curriculum vitae hanno esperienza proprio nella grandi banche che adesso favoriscono.

La BCE tra l’altro non ha fatto alcuna valutazione di impatto prima di definire queste norme, come richiede la legislazione europea. Come può quindi rispondere a chi teme che le nuove norme avranno un forte impatto negativo sull’economia reale e sulla capacità delle banche di fornire in futuro credito alle PMI e avranno l’effetto di distorcere ulteriormente la parità delle condizioni di concorrenza tra i diversi sistemi bancari?

I DERIVATI SONO IL VERO PROBLEMA
Dall’entrata in vigore della vigilanza unica, è stata data una attenzione eccessiva al problema dei crediti deteriorati (800 miliardi euro nei bilanci delle banche europee) mentre il problema dell’esposizione derivati, che secondo le stime dell’Autorità europea per i mercati finanziari vale circa 453 mila miliardi di euro) è stato del tutto trascurato. La Nouy in passato si era giustificata facendo presente addirittura l’incapacità da parte della vigilanza di misurare questi rischi. Questo è vergognoso. La finanza, responsabile della crisi del 2007-2008, va riformata non assolta dai propri errori.

La disparità di trattamento tra rischio di credito e rischio finanziario ha già creato uno svantaggio competitivo per le banche più concentrate nell’erogazione di credito anziché nell’investment banking, a vantaggio delle grandi banche di investimento dell’Europa centrale.

VOGLIAMO LA SEPARAZIONE BANCARIA
La recente decisione della Commissione europea di ritirare la proposta sulla separazione bancaria è sbagliata e ci prospetta uno scenario allarmante: stanno ricreando le condizioni che hanno portato alla crisi finanziaria più grande della storia recente, con il problema delle banche di investimento ‘too-big-to-fail’ che finanziano le attività speculative con i soldi dei risparmiatori, e l’esposizione del sistema a enormi rischi sistemici. Ma le conseguenze di una nuova crisi saranno molto più dolorose. Pagheranno tutti: investitori, risparmiatori, correntisti e alla fine come sempre anche i contribuenti. Per evitare nuove crisi la nostra proposta è la separazione netta e obbligatoria tra le attività di credito tradizionali e le attività speculative e di investimento”.