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ACCORPAMENTO ASO-ASL AL, UN CORRETTIVO ALLA PESSIMA RIFORMA DEL PD. FORZA ITALIA VUOLE SALVARE LE POLTRONE O I SERVIZI AI CITTADINI?

Bene l’accorpamento tra ASO Alessandria e ASL AL. Sono favorevole a questa fusione da tempi non sospetti, dal 2015, quando il dibattito si concentrava sulla delibera 1-600 di riordino della rete ospedaliera.

Uno dei limiti principali era voler riorganizzare i servizi su base di “quadranti” (nel nostro caso Asti ed Alessandria) ma attraverso diverse aziende sanitarie i cui direttori avevano come primo compito quello di far quadrare i propri conti. Per questo motivo, ancora oggi, non c’è ragione di credere che un dirigente sia particolarmente predisposto a pagare altre aziende per far curare i propri malati. Nel 2015 avevamo previsto quanto avvenuto l’anno successivo. Infatti, dopo il declassamento dell’ospedale di Acqui Terme, i pazienti della Valbormida hanno iniziato ad essere smistati ad Asti, Novi e Casale invece di approdare nel DEA più vicino di Alessandria.

La motivazione è quella di utilizzare le proprie strutture e di non mettere in crisi una già intasata come l’ospedale alessandrino. Ma a questo punto il concetto di avere ospedali più o meno capaci di trattare i vari gradi di emergenze diventa un vero e proprio miraggio. Allo stesso modo l’HUB alessandrino sembra destinato, in questo panorama, a gestire tutto: dalla grande emergenza all’intervento di routine.
In questo modo i cittadini dell’alessandrino si dividono tra i condannati al pendolarismo sanitario ed ai predestinati alla perenne attesa.

Per questo e non per altro oscuro motivo siamo favorevoli all’accorpamento. Per far sì insomma che un unico direttore di azienda sanitaria possa ottimizzare le emergenze più gravi nell’ospedale attrezzato più vicino e gli interventi di routine utilizzando anche gli ospedali minori.

Gli attacchi di esponenti di Forza Italia e limitrofi sulla mia posizione sono più personali che politici. I cavalieri azzurri nostrani hanno iniziato a buttarla sul benaltrismo dicendo che l’accorpamento non risolve i problemi. Non vorrei che tale presa di posizione sia invece una strenua difesa di un complesso gerarchico di poltrone e poltroncine utili a generare consenso.
E’ un caso che solo alcuni anni fa, quando iniziava l’opera di decapitazione della sanità provinciale sotto la regia del forzista Ugo Cavallera, i primi cittadini azzurri di Acqui Terme (Bertero) e Tortona (Berutti) fecero un’opposizione flebile e di facciata? Non pensarono neanche lontanamente di presentare ricorso al TAR, ora invece guidano una protesta urlata ma con pochi contenuti.

I cittadini possono comprendere quanto è accaduto e valutare se preferiscono ottimizzare i servizi sanitari o continuare a pagare doppioni di stipendi a 6 cifre.

Paolo Mighetti, Consigliere regionale M5S Piemonte

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Source: M5S Piemonte

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